Ogni anno scolastico che inizia rappresenta per tutti un piccolo salto nel buio. Lo è per i ragazzi, in particolare per quelli che entrano nel Liceo chiamati a confrontarsi con una nuova esperienza da tutti i punti di vista, e per quelli che dal Liceo usciranno, che dovranno in questo anno pianificare il loro futuro, cosa non semplice. Lo è per tutti gli insegnanti, per il personale non docente, per chi la scuola la dirige e lo è per tutti i genitori che nonostante l’età crescente dei propri figli continuano a seguirli con attenzione, con fiducia e talora con preoccupazione.

L’anno che inizia, per le note vicende epidemiologiche che ormai da mesi ci tormentano e che hanno rivoluzionato le nostre vite e abitudini, lo è in modo del tutto particolare e straordinario.

Questo anno è una vera incognita.

Tutti noi siamo reduci dall’esperienza della scuola fatta a distanza. Abbiamo apprezzato molto lo sforzo fatto da tutti per superare una situazione emergenziale e come spesso capita, nella emergenza ognuno ha dato il meglio di se. Ma nessuno, credo, vorrebbe ripetere l’esperienza fatta. Desideriamo la normalità perché la scuola è altra cosa dal seguire le lezioni a casa attaccati per ore allo schermo di un computer. Scuola è per definizione socialità, contatto, sguardi reciproci, rumore e silenzio, tensione, è vicinanza con l’altro, è educazione. La scuola richiede ed è presenza.

Dobbiamo però ancora fare i conti con una situazione clinico-epidemiologica che non è superata. Non vogliamo aggiungere la nostra voce alle tante, troppe voci che si esprimono a riguardo. L’unica certezza che abbiamo è che nessuno sa ed è in grado di prevedere con certezza cosa potrà accadere con la riapertura delle scuole e di tutte le attività che tale apertura comporta. Davvero lo scopriremo solo vivendo. Ma nel contempo è giusto tentare di tornare “a vivere”, cercando di far convivere due interessi apparentemente inconciliabili: normalità e sicurezza. È giusto tornare a scuola perché salute, come recita la definizione dell’OMS, non è semplicemente assenza di malattia, ma uno stato di benessere fisico, mentale e sociale che non può prescindere, specie per i ragazzi, da una fisiologica vita relazionale. E tutti noi siamo desiderosi di salute.

Sappiamo che la scuola ha fatto e farà di tutto per garantire per i nostri ragazzi non un ambiente sicuro, perché la sicurezza è in questo caso una chimera, ma adeguato per quanto possibile alla minimizzazione del rischio infettivo. Lo ha fatto districandosi tra mille difficoltà, tentando di superare carenze strutturali e logistiche, cercando di applicare una babele di linee guide e protocolli farraginosi, contraddittori, irrealistici e dalla dubbia efficacia.

Ognuno di noi può dare una mano con la propria attenzione, vigilanza, partecipazione e pazienza.

A tutti buon anno!

Antonio Busato (Presidente CDI)