Foto di Thomas Park

Abbiamo ricevuto la mail di uno studente liceale in cui esprime la frustrazione e l’impotenza che provano molti ragazzi della scuola superiore. E poiché abbiamo sentito nelle parole di Federico una passione e un desiderio di vivere la scuola come parte fondamentale dell’età che sta attraversando, abbiamo deciso di pubblicarla.  

“Sono Federico e studio in un liceo della provincia di Verona. Non ho proposte, ho tanta voglia di tornare in presenza perché sento che noi studenti stiamo male, stiamo come appassendo, non sento più quella motivazione che avevo prima quando mi alzavo dal letto la mattina. Capisco le ragioni del Presidente siano per un bene fisico della società ma non capisco perché nonostante sia stato sciolto il problema del trasporto (così Zaia afferma) e le scuole abbiano comprato banchi nuovi e diviso intere classi, non si possa ancora tornare. Penso che questo “vantaggio” fisico poi sarà un grandissimo svantaggio sociale tra noi giovani, come stanno dicendo i dati stessi raccolti da numerosi psicologi. 

Mi ha colpito molto il titolo di un articolo che diceva: Zaia posticipa la riapertura, lo dice la scienza. Io che studio allo scientifico, ne capisco di scienza, ma sono contro questa assolutizzazione che si sta facendo, sembra di essere nel Settecento Illuminista, anche le scienze umane sono riconosciute come scienze ma non capisco perché di queste non se ne faccia mai uso. D’altronde percepisco anche che nella scuola non circolino soldi e quindi, come avete scritto voi nella lettera, ci si preoccupa di più ad aprire le piste da sci. 

Posso anche in parte capire questa scelta in quanto ancora molti giovani non abbiano capito di tenere la mascherina tra non conviventi e assumano comportamenti inadeguati. Sono preoccupato più per la situazione sociale tra i giovani e gli effetti collaterali di questo isolamento obbligato, quindi per questo sono fortemente convinto che il rientro sia di estrema necessità, anche al 50%, tanto da ricevere quella forza e quella speranza per ritornare a vivere una vita normale.

Sentiti i rappresentanti d’istituto mi rispondono dicendo che non spetta agli studenti decidere e i miei compagni mi dicono che ogni proposta (firme, lettere al Presidente) non avrebbero alcun riscontro pratico. Tutti rimangono passivi e abbandonano la speranza di poter fare sul serio qualcosa di concreto. Io credo che col dialogo e con la raccolta di un gran numero di consensi si possa fare qualcosa, anche ricevere un fermo NO dal Presidente Zaia, ma almeno ci abbiamo provato.

Arrivederci, grazie per l’ascolto

Federico”