Cari Genitori,

durante la bella riunione di mercoledì sera, indetta dal Comitato Genitori del nostro Liceo, a cui sono stata gentilmente invitata, ho promesso che sarebbe arrivato un mio scritto. Cerco allora di essere puntuale, sia per ringraziare Michela Zottini e gli amici del Direttivo (li chiamo proprio così, amici, ché mai siamo stati “controparte”, quanto piuttosto sinceri “compagni di viaggio”, nel reciproco rispetto), sia perché ho l’occasione di rivolgermi a voi tutti con una voce più diretta e immediata che non sia quella propria della comunicazione istituzionale.

L’altra sera ho accennato al mio passato professionale e desidero ripartire da lì, dato che spesso mi viene fatto notare, più o meno bonariamente, che qui “siamo al liceo, mica alle elementari!”. A chi mi presenta questa evidenza mi verrebbe tante volte da rispondere… “peccato!”. Ora qui scelgo proprio una tipica azione da “maestrina” e scrivo, per conto dei vostri ragazzi, la letterina di Natale, purtroppo senza poter aggiungere quei tremendi brillantini che aprendo la busta cadono (cadevano) dappertutto.

“Cari genitori per Natale vorremmo tornare alla scuola vera, dove ogni giorno trovare il nostro banco, incrociare lo sguardo dei compagni, temere di essere interrogati, gioire per un sette, piangere per un voto che non ci aspettavamo, per una frase sbagliata magari non rivolta a noi ma al nostro amico o alla nostra amica; ridere, innamorarsi, arrabbiarsi. Vorremmo il nostro posto dove semplicemente vivere, insomma. Siamo saggi e capiamo che non è possibile, per ora. A tutto ciò che continuiamo a fare manca però l’energia della fisicità, la forza della concretezza, ma anche la linfa della separazione, quella libertà di staccarci da voi, almeno per qualche ora, quando dovremmo essere in un’aula, magari fredda e disadorna, anziché nella nostra confortevole cameretta, lontani dalla vostra vista, non certo dal vostro cuore.

Siamo molto più forti di quanto voi possiate immaginare e non dovete temere di lasciarci andare. Per Natale vi chiediamo di lasciarci liberi di crescere, di sbagliare, di cadere anche, sapremo rialzarci da soli. Non parlate al nostro posto, abbiamo voce sufficiente. Siateci vicini, ma non soffocateci con il vostro affetto. Per crescere dobbiamo camminare da soli, assieme ai nostri amici”.

Cari genitori, forse non siete Babbo Natale, ma credetemi, verifico tutti i giorni nelle vostre parole quanto sia necessaria questa progressiva conquista di uno spazio libero da parte dei ragazzi, ma anche degli insegnanti, troppo spesso “controparte” solo perché differenti da come li vorremmo o da come li abbiamo idealizzati. Persone prima che insegnanti, anche loro in difficoltà e talvolta in difetto, certo, ma davvero nella necessità di poter lavorare serenamente, in sicurezza, di poter trovare quell’equilibrio tra competenza e compassione che è il cuore del loro mestiere.

Auguri a tutti e che il 2021 ci permetta di salutarci senza essere davanti a uno schermo.

Affettuosamente, Alberta Angelini.