Adolescenti oggi, a un passo dalla maggiore età camminando sull’acqua, nessun riferimento certo. Privati di quegli spazi necessari di socialità, musica in presenza, sport e condiviso riposo, chiacchiere e programmi. Da ogni parte notizie che generano ansia, che si rincorrono contraddicendosi, stretti tra regole e protocolli, nascosti dietro mascherine da tenere su e mani da disinfettare. In tutto questo la scuola è la finestra vera e unica sul futuro, quelle poche certezze dovrebbero essere lì, i compagni di classe degli anni passati e di quelli a venire, gli insegnanti in cattedra o nello schermo del PC. 

Allora cosa non sta davvero funzionando? Non è solo un problema di connessioni, il grande lavoro fatto per risolvere i problemi tecnici è fondamentale, consente il contatto, la pratica didattica, in presenza e a distanza. Ma la connessione da potenziare oggi con ancor maggiore energia è quella umana, la comprensione di chi si ha davanti, o la voglia di dedicare tempo, al di là della performance, a capire sguardi e difficoltà dietro le mascherine o i monitor spenti.

Nella generale irrequietezza sono i più fragili, quelli non avvezzi a darsi valore, a perdere stimoli. Educazione civica non è una materia buttata lì per riempire un vuoto tra i curricoli, per fare contento qualcuno. È l’altra finestra sul mondo che fa delle persone strumenti di cambiamento, consapevolezza, che traduce le competenze skills in comportamenti agiti, negli obiettivi dell’Agenda 2030. Prendiamo gli obiettivi 3 e 4, Salute e benessere si integra pienamente con Educazione di qualità. Se io non sto bene, non mi sento riconosciuto nel mio ruolo e nelle mie potenzialità, non riuscirò a tirare fuori il meglio di me e se invece ci riesco e ho un rendimento invidiabile, non è detto che stia così bene nel mio corpo e nei miei pensieri. Parliamo di psicologia spicciola, ma anche di qualcosa, la valutazione formativa, che è necessaria, oltre che auspicabile, per creare cittadini responsabili. Il diritto di sbagliare e la possibilità di recuperare, il diritto di essere riconoscibile per la ricchezza che porto a scuola o fuori, qualunque essa sia sul piano dell’apprendimento.

Il diritto di essere fragili ma soprattutto quello di non essere resi fragili dagli altri e dalle situazioni. Il dovere di rendere forti e consapevoli gli alunni in un momento in cui fuori tutto traballa. 

Ho avuto modo di prendere in mano ed elaborare i dati relativi ai questionari somministrati sulla DAD, in particolare gli aspetti relativi agli stati d’animo che la situazione indotta dal Covid-19 ha generato durante il lockdown e successive restrizioni, inclusa la DAD. Ora siamo di nuovo in situazione critica. Lo siamo di più perché ne conosciamo le conseguenze, sul piano didattico, sociale ed emotivo.

Emergevano chiaramente le difficoltà degli studenti e delle studentesse; sul piano fisico, l’esposizione a tratti alienante al mondo virtuale induceva cefalea, affaticamento generalizzato, bruciore agli occhi, sul piano emotivo insonnia, ansia, depressione, demotivazione. Non si esce a correre e fare sport, ci si piazza avanti a Netflix a vedere serie in inglese, quindi è un po’ come farlo a scuola. 

Ma stavamo per uscire dal tunnel, tutti ce lo gridavano in ogni modo, ce l’avremmo fatta e presto saremmo tornati alla vita di prima. 

Invece no. 

A scuola non si va più, lezione da casa, chissà per quanto. I contagi salgono e si comincia più o meno tutti a conoscere qualcuno malato, a vivere sulla propria pelle il pericolo reale di caderci dentro. Uscire con gli amici e divertirsi un po’ a condividere. No, neanche quello, ma ci si può parlare da video. 

Ancora…

Le richieste dalla scuola sono alte, a volte la stanchezza e la disillusione lo sono di più. Tutto molto difficile, certo non per tutti, ognuno ha un film da vedere ma come si può pensare che vada tutto bene? È davvero ciò che serve in questo momento? Oppure il problem solving attraversa più strade? Non è la soluzione di un’equazione ma la strada per portare un po’ tutti, secondo le proprie capacità, a padroneggiare procedimenti e lavorare sulla motivazione, sull’autostima e sulla consapevolezza di sé; attivare iniziative di valorizzazione concreta, affiancamento nel superare ostacoli, accoglienza delle criticità come momenti di crescita per tutta la classe, potenziare agganci con il sociale in cui far germogliare e crescere la positività e il coraggio in chi si sta perdendo per strada. 
Grazie a chi lo fa, a chi cerca soluzioni per tutti, a chi va al di là degli stereotipi, a chi vede la ricchezza anche se per arrivarci bisogna un po’ scavare. Grazie a chi ora lavora per ricordare a noi stessi e agli studenti che siamo molto di più di quello che non riusciamo a fare e ci meritiamo più possibilità e motivazione che attestazione di fallimenti senza possibilità di risalita. Ora più che mai, nel mondo reale.

Patrizia Anconetani