Foto di Julia M. Cameron

C’è un grande fermento in questa fase. Si sentono la stanchezza per un periodo lungo di difficoltà, precarietà, mancanza di reale prospettiva, un serpeggiante senso di impotenza nel subire direttive, chiusure, protocolli e nel contempo scoprire dai telegiornali che gli esiti sono inferiori al sacrificio.

La rabbia monta, parte il confronto fattivo, le istanze di territori diversi si scoprono convergenti. Le parti in causa diventano attive, quasi in fibrillazione; studenti in primis che si fanno riprendere a fare DAD fuori dalla scuola, seduti a terra e con il computer sulle gambe, genitori che vedono la demotivazione invadere le lunghe ore di didattica a distanza in cui la nuova lotta è convincere un figlio a presentarsi avanti allo schermo come se fosse a scuola e non appena uscito da un pigiama-party, dirigenti, docenti e personale ATA che si affannano a trovare soluzioni efficaci in tempi sempre più stretti e con un approccio multitasking in cui non è scontato venga rilevato lo sforzo da fuori, le istituzioni del territorio che dialogano, il piano per i trasporti, supporto alle iniziative di sensibilizzazione degli studenti alla diffusione di comportamenti virtuosi.

L’obiettivo è chiaro, arrivare al governo, là dove si prendono decisioni importanti, la gestione dei fondi e le priorità sugli interventi. Aldilà della propaganda e del pour parler, da questo periodo grigio cerchiamo di tirare fuori un modo nuovo di vedere la scuola, traendo ispirazione dalle scelte di paesi vicini, un po’ più orientati a dare fiducia ai giovani che di questo futuro saranno i protagonisti e non sempre alla carretta a subire le decisioni un tanto al chilo tanto… comunque vada, va sempre bene.

Questa onda di nuova energia è pervasiva, per fortuna, e per scelta. I comitati genitori si attivano, i consigli d’istituto di scuole diverse trovano momenti di confronto e scambio, si raccordano, le reti diventano efficaci strumenti di confronto, il dialogo con le istituzioni si fa serrato. 

I nodi vengono alla luce e si cercano assieme ipotesi di soluzione. La modalità on line si rivela un buon strumento per riunioni che mettano tante istanze a confronto, la condivisione di documenti ne snellisce la correzione e l’integrazione. Paradossalmente le distanze si raccorciano, ti trovi in riunione con assessori e con il presidente della Provincia che con disponibilità e non scontata sensibilità, presenta un piano di ampliamento dei trasporti per consentire agli studenti delle superiori di tornare in presenza, ipotesi A e ipotesi B.

Alcuni genitori scrivono il loro pensiero; una lettera più delle altre, quella di Davide un genitore del Fermi, tocca un po’ tutti gli aspetti, trova consenso, diventa virale nel corso di pochi giorni, riceviamo sul sito del comitato genitori adesioni massicce, molti gli interventi pertinenti, nessuna esagerazione, solo tanta energia positiva per cambiare le cose. Si muove l’interesse dei media, per una corretta veicolazione delle informazioni a un pubblico più ampio di noi, che ne abbiamo condiviso il percorso passo passo. 

Il rischio di manipolazione è dietro l’angolo. Gli hater da tastiera affilano le lame: “mica questi vorranno mandare in presenza tutti i ragazzi con il rischio di far salire il contagio a livelli incontrollabili?”. Chiaro che no, non è questo, va spiegato e lo si fa. Un’onda di cambiamento che procede, sta andando avanti. All’ultimo consiglio d’istituto gli stessi docenti chiedono con curiosità come stia andando. La mia percezione è questa, stiamo remando nella stessa direzione, ci siamo trovati più affini e motivati di quanto accadesse da che io ricordi.

E ora? Ora ci fermiamo un attimo e ragioniamo sullo scenario. Siamo in una fase in cui tutti hanno perle di saggezza da proporre, forse anche io. 

Comici che si improvvisano docenti in DAD per dimostrarne l’inefficienza, uno strumento potente che ha richiesto impegno e disponibilità da parte di docenti e studenti diventa pane per i denti della satira. Non ci sto, davvero no. Non è il migliore dei mondi possibili e su questo siamo tutti d’accordo, ma la DAD a partire dal febbraio 2020 dell’instabilità totale, della mancanza di attrezzature e di formazione, della difficoltà a raggiungere tutti, secondo scelte nuove da fare e percorsi da trovare, è stata la ciambella di salvataggio per gli studenti, l’unica strada percorribile in fasi di lockdown per portare avanti insegnamento e apprendimento strutturati. Continua a esserlo oggi, rosso, arancione o giallo che sia il territorio, esclusiva o integrata. Lo è stata anche quando in settembre si è ripartiti dopo un’estate a misurare distanze e potenziare connessioni, delimitare varchi. Il nostro liceo è riuscito a tenere quasi inesistente il contagio, con la scelta di una modalità al 50% che oggi viene richiesta anche alle altre scuole; certo non poteva fare contenti tutti, ma era ragionevole e a lungo pensata.

 Abbiamo dialogato con docenti, condiviso problemi e strategie con il team digitale, ipotizzato spazi virtuali aggiuntivi per potenziare i contatti tra studenti al di fuori delle ore di lezione. Attraverso il direttivo si è creata la rete, organizzando riunioni con i rappresentanti di tutte le classi e forse era la prima volta che si arrivava a tali numeri, a un tale livello di condivisione. Nella didattica qualcuno ha raggiunto l’obiettivo ed è riuscito a catturare gli studenti, qualcuno meno, ma si è arrivati anche in questo caso a una possibilità di confronto allargato che prima non c’era. 

E i nostri figli? Possiamo scegliere strade diverse per condividere con loro ciò che sta accadendo, indulgendo al vittimismo o, aldilà dell’evidente difficoltà e fragilità che questo mondo nuovo sta producendo in alcuni, valorizzare le capacità di adattamento con un approccio quasi evolutivo, ricerca di soluzioni nuove, stili di apprendimento resi necessari, scuola capovolta, attivazione di risorse, competenza.

Si, competenza, perché in questo caos tutti, studenti, docenti, lavoratori, abbiamo guadagnato un incremento in termini di uso della tecnologia, con una velocità che mai avremmo pensato. Per gli studenti imparare a stare in tempi diversi con recuperi diversi, a sostenere verifiche diversamente da quando sinora sperimentato. Per qualcuno si è anche ridotto il livello di stress, la tensione per il confronto e la performance. 

Ora vediamo cosa succederà, nel cambiamento, mantenendo alto il livello di attenzione e di partecipazione. I nostri figli non hanno perso in modo irreversibile un pezzo di vita, hanno dovuto capire cose, accettare situazioni, si cresce anche con quello, forse di più. Avranno il tempo per recuperare e la motivazione per farlo, perché ora sanno quello che si può perdere.

Patrizia Anconetani