Attività e presentazione del Comitato Genitori del Liceo Scientifico Statale "Enrico Fermi" di Padova

Categoria: Famiglia, genitori, figli Pagina 1 di 2

Registrazione dell’incontro “Ragazzi interrotti al tempo del Covid”

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Lo scorso 9 Aprile, il Comitato Genitori del Liceo E. Fermi, insieme alla scuola, ha proposto un incontro dal titolo “Ragazzi interrotti al tipo del Covid” in cui si sono affrontate tematiche relative ai disagi a cui sono andati incontro i ragazzi della fascia di età 14-19, durante la pandemia. 

Sono intervenute la professoressa Michela Gatta, Direttrice dell’Unità Operativa Complessa di Neuropsichiatria Infantile dell’Azienda Ospedale-Università di Padova, la dottoressa Michela Pepe, psicologa e psicoterapeuta che con il dottor Giordano Bertolazzi, psicologo e psicoterapeuta, è in servizio da numerosi anni presso il nostro Liceo.
L’incontro ha riscosso un grande interesse ed è stato seguito da numerosi genitori e insegnanti. Il numero di coloro che volevano assistere all’incontro è stato tale da superare il limite di partecipanti sulla piattaforma usata per l’evento e per tale motivo mettiamo a disposizione la registrazione degli interventi.

La registrazione è stata suddivisa in cinque video:

  1. Introduzione.
  2. Intervento della professoressa Michela Gatta.
  3. Intervento della dottoressa Michela Pepe.
  4. Intervento del dottor Giordano Bertolazzi.
  5. Conclusioni della dirigente del Liceo Fermi, dottoressa Alberta Angelini.
Introduzione
Intervento della professoressa Michela Gatta
Intervento della dottoressa Michela Pepe
Intervento del dottor Giordano Bertolazzi
Conclusioni della dirigente del Liceo Fermi, dottoressa Alberta Angelini

Ragazzi interrotti al tempo del Covid

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Quale ruolo degli adulti nella relazione?
Incontro in piattaforma Zoom, Venerdì 9 Aprile 2021, ore 17.30
Intervengono
– Michela Gatta, neuropsichiatra
– Michela Pepe, psicologa
– Giordano Bertolazzi, psicologo
L’incontro è rivolto a insegnanti e genitori del Liceo con lo scopo di approfondire, con l’aiuto di esperti, le difficoltà dei (e con i) nostri ragazzi e ragazze, sia a scuola sia in famiglia,
e acquisire strumenti utili per riconoscerle, affrontarle e superarle.
È in fase di elaborazione un secondo incontro rivolto agli studenti.
Nella bacheca del Liceo saranno pubblicati le istruzioni e il link per la connessione qualche giorno prima dell’incontro.

DAD, punti di vista

Foto di Julia M. Cameron

C’è un grande fermento in questa fase. Si sentono la stanchezza per un periodo lungo di difficoltà, precarietà, mancanza di reale prospettiva, un serpeggiante senso di impotenza nel subire direttive, chiusure, protocolli e nel contempo scoprire dai telegiornali che gli esiti sono inferiori al sacrificio.

La rabbia monta, parte il confronto fattivo, le istanze di territori diversi si scoprono convergenti. Le parti in causa diventano attive, quasi in fibrillazione; studenti in primis che si fanno riprendere a fare DAD fuori dalla scuola, seduti a terra e con il computer sulle gambe, genitori che vedono la demotivazione invadere le lunghe ore di didattica a distanza in cui la nuova lotta è convincere un figlio a presentarsi avanti allo schermo come se fosse a scuola e non appena uscito da un pigiama-party, dirigenti, docenti e personale ATA che si affannano a trovare soluzioni efficaci in tempi sempre più stretti e con un approccio multitasking in cui non è scontato venga rilevato lo sforzo da fuori, le istituzioni del territorio che dialogano, il piano per i trasporti, supporto alle iniziative di sensibilizzazione degli studenti alla diffusione di comportamenti virtuosi.

L’obiettivo è chiaro, arrivare al governo, là dove si prendono decisioni importanti, la gestione dei fondi e le priorità sugli interventi. Aldilà della propaganda e del pour parler, da questo periodo grigio cerchiamo di tirare fuori un modo nuovo di vedere la scuola, traendo ispirazione dalle scelte di paesi vicini, un po’ più orientati a dare fiducia ai giovani che di questo futuro saranno i protagonisti e non sempre alla carretta a subire le decisioni un tanto al chilo tanto… comunque vada, va sempre bene.

Questa onda di nuova energia è pervasiva, per fortuna, e per scelta. I comitati genitori si attivano, i consigli d’istituto di scuole diverse trovano momenti di confronto e scambio, si raccordano, le reti diventano efficaci strumenti di confronto, il dialogo con le istituzioni si fa serrato. 

I nodi vengono alla luce e si cercano assieme ipotesi di soluzione. La modalità on line si rivela un buon strumento per riunioni che mettano tante istanze a confronto, la condivisione di documenti ne snellisce la correzione e l’integrazione. Paradossalmente le distanze si raccorciano, ti trovi in riunione con assessori e con il presidente della Provincia che con disponibilità e non scontata sensibilità, presenta un piano di ampliamento dei trasporti per consentire agli studenti delle superiori di tornare in presenza, ipotesi A e ipotesi B.

Alcuni genitori scrivono il loro pensiero; una lettera più delle altre, quella di Davide un genitore del Fermi, tocca un po’ tutti gli aspetti, trova consenso, diventa virale nel corso di pochi giorni, riceviamo sul sito del comitato genitori adesioni massicce, molti gli interventi pertinenti, nessuna esagerazione, solo tanta energia positiva per cambiare le cose. Si muove l’interesse dei media, per una corretta veicolazione delle informazioni a un pubblico più ampio di noi, che ne abbiamo condiviso il percorso passo passo. 

Il rischio di manipolazione è dietro l’angolo. Gli hater da tastiera affilano le lame: “mica questi vorranno mandare in presenza tutti i ragazzi con il rischio di far salire il contagio a livelli incontrollabili?”. Chiaro che no, non è questo, va spiegato e lo si fa. Un’onda di cambiamento che procede, sta andando avanti. All’ultimo consiglio d’istituto gli stessi docenti chiedono con curiosità come stia andando. La mia percezione è questa, stiamo remando nella stessa direzione, ci siamo trovati più affini e motivati di quanto accadesse da che io ricordi.

E ora? Ora ci fermiamo un attimo e ragioniamo sullo scenario. Siamo in una fase in cui tutti hanno perle di saggezza da proporre, forse anche io. 

Comici che si improvvisano docenti in DAD per dimostrarne l’inefficienza, uno strumento potente che ha richiesto impegno e disponibilità da parte di docenti e studenti diventa pane per i denti della satira. Non ci sto, davvero no. Non è il migliore dei mondi possibili e su questo siamo tutti d’accordo, ma la DAD a partire dal febbraio 2020 dell’instabilità totale, della mancanza di attrezzature e di formazione, della difficoltà a raggiungere tutti, secondo scelte nuove da fare e percorsi da trovare, è stata la ciambella di salvataggio per gli studenti, l’unica strada percorribile in fasi di lockdown per portare avanti insegnamento e apprendimento strutturati. Continua a esserlo oggi, rosso, arancione o giallo che sia il territorio, esclusiva o integrata. Lo è stata anche quando in settembre si è ripartiti dopo un’estate a misurare distanze e potenziare connessioni, delimitare varchi. Il nostro liceo è riuscito a tenere quasi inesistente il contagio, con la scelta di una modalità al 50% che oggi viene richiesta anche alle altre scuole; certo non poteva fare contenti tutti, ma era ragionevole e a lungo pensata.

 Abbiamo dialogato con docenti, condiviso problemi e strategie con il team digitale, ipotizzato spazi virtuali aggiuntivi per potenziare i contatti tra studenti al di fuori delle ore di lezione. Attraverso il direttivo si è creata la rete, organizzando riunioni con i rappresentanti di tutte le classi e forse era la prima volta che si arrivava a tali numeri, a un tale livello di condivisione. Nella didattica qualcuno ha raggiunto l’obiettivo ed è riuscito a catturare gli studenti, qualcuno meno, ma si è arrivati anche in questo caso a una possibilità di confronto allargato che prima non c’era. 

E i nostri figli? Possiamo scegliere strade diverse per condividere con loro ciò che sta accadendo, indulgendo al vittimismo o, aldilà dell’evidente difficoltà e fragilità che questo mondo nuovo sta producendo in alcuni, valorizzare le capacità di adattamento con un approccio quasi evolutivo, ricerca di soluzioni nuove, stili di apprendimento resi necessari, scuola capovolta, attivazione di risorse, competenza.

Si, competenza, perché in questo caos tutti, studenti, docenti, lavoratori, abbiamo guadagnato un incremento in termini di uso della tecnologia, con una velocità che mai avremmo pensato. Per gli studenti imparare a stare in tempi diversi con recuperi diversi, a sostenere verifiche diversamente da quando sinora sperimentato. Per qualcuno si è anche ridotto il livello di stress, la tensione per il confronto e la performance. 

Ora vediamo cosa succederà, nel cambiamento, mantenendo alto il livello di attenzione e di partecipazione. I nostri figli non hanno perso in modo irreversibile un pezzo di vita, hanno dovuto capire cose, accettare situazioni, si cresce anche con quello, forse di più. Avranno il tempo per recuperare e la motivazione per farlo, perché ora sanno quello che si può perdere.

Patrizia Anconetani

La lettera aperta e le firme di adesione inviate alla Regione del Veneto

3.110 adesioni alla lettera aperta sono state consegnate alla Regione del Veneto
Foto di Andrea Piacquadio, Pexels

Tremilacentodieci sono le adesioni arrivate fino a mercoledì 13 gennaio per sostenere la lettera aperta, Prima la salute ma subito dopo la scuola, che abbiamo pubblicato sul nostro sito. I firmatari sono genitori da tutto il Veneto a cui si sono aggiunti numerosi componenti di organi scolastici, Comitati Genitori e Consigli di Istituto.

Ringraziamo ancora una volta tutti i sottoscrittori per la grande partecipazione a questa iniziativa a sostegno della considerazione che “la scuola e la formazione dei nostri figli siano la priorità e non invece una delle ultime ruote del carro”. 

La lettera aperta, unita alle 3.110 firme di adesione, è stata quindi fatta pervenire alla Regione del Veneto e al Presidente Luca Zaia. Nel frattempo, continuano ad arrivare altre adesioni di genitori che, specificando nome e cognome e scuola frequentata dal figlio o dalla figlia, intendono promuovere l’appello.

Numerose adesioni alla lettera aperta

La lettera aperta Prima la salute, ma subito dopo la scuola, pubblicata giovedì scorso e ripresa dai principali organi di stampa, da testate online e da notiziari televisivi, è stata diffusa tra i genitori e negli istituti scolastici di tutte le province del Veneto. 

A oggi hanno aderito oltre 2600 genitori di studenti che frequentano 175 istituti superiori in tutto il Veneto.

Ringraziamo tutti quelli che hanno aderito e aderiranno specificando nome e cognome e scuola di appartenenza del figlio o della figlia.

Hanno aderito anche i seguenti componenti di organi scolastici: Direttivo del Comitato genitori del Liceo Fermi di Padova (promotore); Presidente del Consiglio di Istituto e Rappresentante dei genitori nel Consiglio di Istituto del Liceo Marchesi di Padova, Valentina Dossi e Anita Boschetto; Presidente del Consiglio di Istituto e Presidente del Comitato dei genitori dell’Istituto Scalcerle di Padova, Loretta Pasquato e Marco Masanello; Presidente del Consiglio di Istituto del Liceo Artistico Selvatico di Padova, Daniele Renier e Vicepresidente Tiziana Sorgato e Rappresentante dei genitori nel Consiglio di Istituto Gianni Forzan; Presidente del Consiglio di Istituto del Liceo Ferrari di Este, Monica Mazzucco; Rappresentante dei genitori nel Consiglio di Istituto dell’Istituto Tecnico Kennedy di Monselice, Silvia Barillari; Rappresentante dei genitori nel Consiglio di Istituto del Liceo Bruni di Ponte di Brenta, Roberta Doria; Presidente del Comitato dei genitori dell’I.T.I. Severi di Padova, Ruggero Toniolo; Rappresentante dei genitori nel Consiglio di Istituto dell’Istituto Comprensivo Roncalli di Quarto d’Altino, Elisa Tripoli; Comitato genitori del Liceo Tito Lucrezio Caro di Cittadella e suo Presidente Fabio Orsenigo; Presidente del Consiglio di Istituto dell’I.C.I. 1 di Vicenza, Alberto Righi; Presidente del Consiglio di Istituto dell’Istituto Carlo Rosselli di Castelfranco Veneto, Sebastiano Pierfrancesco Zappalà; Rappresentanti dei genitori nel Consiglio di Istituto del Liceo Marco Belli di Portogruaro con il suo Presidente Marica Zanotto, Vicepresidente Agnese Campese Vicepresidente e i componenti Elena Sandrin e Angelo Pacucci; Presidente del Consiglio di Istituto Comprensivo di Este Tiziana Sossella; Rappresentante dei genitori nel Consiglio di Istituto dell’Istituto Cattaneo-Mattei, Monica Buson; Associazione dei genitori dei Licei di Valdagno; Comitato genitori ed i genitori del CDI del Liceo Scientifico Galileo Galilei di Verona; Presidente del Consiglio di Istituto dell’IIS Bruno-Franchetti di Mestre, Elisabetta Giuri.

Prima la salute, ma subito dopo la scuola. Lettera aperta

Studenti con mascherina
Foto di Max Fischer, Pexels

Egregio Presidente Luca Zaia,
il momento è drammatico e la comprensione per la difficoltà delle scelte che la politica è chiamata a fare è massima.

Ma all’indomani dell’ultimo provvedimento che conferma la chiusura delle scuole superiori (perché di questo si tratta, essendo la DAD un palliativo che non può soddisfare le esigenze di apprendimento e crescita culturale e umana dei nostri figli adolescenti, nonostante tutta l’inventiva e la buona volontà dei dirigenti scolastici e dei docenti) per noi genitori non è più possibile tacere. Lo dobbiamo ai nostri figli.

I ragazzi delle scuole superiori, oltre 200.000 in Veneto, hanno interrotto il loro percorso nelle aule a febbraio 2020 e non hanno ancora potuto seriamente riprenderlo, a eccezione di poco più di un mese all’inizio di quest’anno scolastico, chi al 75%, chi al 50%, a giorni o settimane alterne.

Dopo un’estate sostanzialmente “normale” che ha visto aperte anche le discoteche, dopo un periodo natalizio in cui si sono legittimamente privilegiate le attività commerciali, ci chiediamo se l’aumento dei contagi possa ancora essere fatto ricadere sulle scuole superiori, precludendo a tutti (didattica in presenza 0%) l’accesso alla scuola e al normale insegnamento, sul presupposto che si teme l’assembramento al di fuori degli istituti scolastici.

Non entriamo nel merito del provvedimento, ma chiediamo a gran voce che la scuola e la formazione dei nostri figli siano la priorità e non invece una delle ultime ruote del carro. Ci domandiamo se sia possibile che nel dibattito pubblico della nostra Regione la crescita di una generazione venga dopo l’apertura delle piste di sci.

Perché si tratta realmente di incidere sulle sorti di una generazione, non solo nel momento attuale che essa vive, ma nelle sue possibilità future: professionali, sociali, ideali. E nella scala di valori che le trasmettiamo.

Crediamo quindi che vadano rimossi tutti i reali ostacoli alla riapertura; le scuole non sono state il principale veicolo di diffusione del virus, anche grazie a tutti i concreti passi fatti per renderle sicure.

Ma soprattutto, è importante venga attuato un piano di graduale ripartenza della didattica in presenza dal 1° febbraio 2021, non prorogabile, anche minimale nelle fasi iniziali, coordinando tutti gli attori in gioco, garantendo come citato nell’ordinanza la rimodulazione degli orari e il potenziamento del trasporto pubblico locale, a evitare che l’oggettiva incertezza dei numeri della pandemia in Veneto comporti ulteriori rinvii.

Se non combattiamo per e con i nostri ragazzi non c’è un futuro a cui la politica e la società possano pensare.

Certi che potrà comprendere tutte le ragioni di questo appello e farsene carico, La salutiamo cordialmente.

Rappresentanti dei genitori e genitori dei ragazzi e delle ragazze delle scuole superiori

Il futuro

Foto Ben Blennerhassett, Unsplash

Più di qualche persona in questi giorni mi ha chiesto perché i genitori della scuola o il Consiglio di Istituto non prendono ufficialmente posizione in merito alla situazione scolastica attuale, alla didattica a distanza, perché non si reclama a gran voce il ritorno a scuola in presenza.

Rispondo a titolo personale, scusandomi se la mia risposta non seguirà un ragionamento organico.

In primo luogo ciò che personalmente colpisce e disorienta in questi mesi non è il silenzio di pochi ma il parlare di molti: tutti i mezzi di comunicazione sono inondati di gente che parla, che esprime pareri, anzi il più delle volte certezze, su questioni di cui nulla sanno e nulla sapevano fino al giorno precedente. Gli abituali frequentatori di facebook non hanno evidentemente mai letto Marco Aurelio che 2000 anni fa sosteneva che: “Il parere di diecimila uomini non ha alcun valore se nessuno di loro sa niente sull’argomento”. 

Il problema ancor più grave è che anche coloro che sanno o dovrebbero sapere, oltre a coloro che pensano di sapere, hanno da mesi messo in scena uno spettacolo penoso, dannoso, fatto di controversie, contraddizioni, superficialità, protagonismi che ha alimentato solo disorientamento e contribuito alla diffusione di convinzioni e comportamenti irresponsabili.

Ormai tanti anni fa, e mi scuseranno gli insegnanti di latino se sbaglio, studiavo a scuola la consecutio temporum. In questo tempo sarebbe necessario avere ben chiara la consecutio disgraziae. L’emergenza che stiamo vivendo, nonostante molti continuino a negarlo, è prima di tutto sanitaria. Non si possono mettere le problematiche sullo stesso piano e non si può negare l’evidenza: disconoscerla è un’offesa grave per tutte le persone che non ce l’hanno fatta e per le tutte le persone che in condizioni estreme, e di questo ne sono diretto testimone, tentano di porre un freno, un argine a una malattia che miete e continua a mietere vittime. È vero che nella maggioranza dei casi, non nella totalità, le vittime sono già per loro conto fragili se non altro per età, ma questo cosa vuol dire? La civiltà di una società credo debba essere valutata dal livello di protezione che sa offrire alle persone più deboli, non certo a quelle più forti, così come credo il livello di una scuola si misuri sulla cura e sull’attenzione che sa riversare su chi è maggiormente in difficoltà, senza nulla togliere a chi è già bravo di suo che, paradossalmente, avrebbe meno bisogno della scuola.

Premesso quindi, anche se non è assolutamente accettato da tutti, che l’aspetto sanitario ha la priorità perché è il principio e l’origine di ogni emergenza, dopo cosa viene? A cosa è stata data priorità in questi mesi, soprattutto negli ultimi?

Non è semplice rispondere a questa domanda perché ovviamente e legittimamente per ogni categoria la priorità è la propria. Si è cercato di salvare un po’ tutto inventandosi anche ardite soluzioni cromatiche distinguendo giorni festivi e prefestivi da quelli feriali, variazioni pomeridiane, coprifuochi notturni e altre fantasiose e localistiche soluzioni quasi proiettando sul virus una capacità logica e di discernimento che non gli appartiene.

E la scuola? 

Come tutti sanno le scuole hanno fatto sforzi enormi, anche grazie a sostanziosi finanziamenti, per adeguarsi e rendere gli ambienti non dico sicuri, perché la sicurezza non esiste, ma a rischio contenuto. Ora, pare che le superiori riaprano se il livello del contagio scenderà almeno entro quei limiti che possono garantire l’efficacia del tracciamento in caso di positività. 

È una scelta che personalmente condivido perché quando è in ballo la salute degli altri non si può ragionare a prescindere. È giusto che la scuola possa aprire quando le condizioni lo permetteranno. 

Il problema è che se non cambiamo orizzonte le condizioni non lo permetteranno mai. Se non si fa nulla di concreto se tutto rimane aperto tranne la scuola, tanto che i ragazzi possono trovarsi al bar ma non in classe, le condizioni per tornarci non le avremo ancora per mesi e questo davvero non possiamo permettercelo. Non possono permetterselo soprattutto i ragazzi cui il virus, ma anche l’ordine delle nostre priorità, sta rubando presente e futuro, non può permetterselo la società in generale perché questo si sarebbe un debito, quello formativo, difficile, anzi impossibile da recuperare.

Chiudere la scuola a differenza di altri provvedimenti, non ha un costo economico immediato, la chiusura non richiede e reclama ristori.

Bisogna decidere se valga la pena o meno scommettere sul futuro. Per noi sì.

Antonio Busato

Regali per il Natale 2020

Cari Genitori,

durante la bella riunione di mercoledì sera, indetta dal Comitato Genitori del nostro Liceo, a cui sono stata gentilmente invitata, ho promesso che sarebbe arrivato un mio scritto. Cerco allora di essere puntuale, sia per ringraziare Michela Zottini e gli amici del Direttivo (li chiamo proprio così, amici, ché mai siamo stati “controparte”, quanto piuttosto sinceri “compagni di viaggio”, nel reciproco rispetto), sia perché ho l’occasione di rivolgermi a voi tutti con una voce più diretta e immediata che non sia quella propria della comunicazione istituzionale.

L’altra sera ho accennato al mio passato professionale e desidero ripartire da lì, dato che spesso mi viene fatto notare, più o meno bonariamente, che qui “siamo al liceo, mica alle elementari!”. A chi mi presenta questa evidenza mi verrebbe tante volte da rispondere… “peccato!”. Ora qui scelgo proprio una tipica azione da “maestrina” e scrivo, per conto dei vostri ragazzi, la letterina di Natale, purtroppo senza poter aggiungere quei tremendi brillantini che aprendo la busta cadono (cadevano) dappertutto.

“Cari genitori per Natale vorremmo tornare alla scuola vera, dove ogni giorno trovare il nostro banco, incrociare lo sguardo dei compagni, temere di essere interrogati, gioire per un sette, piangere per un voto che non ci aspettavamo, per una frase sbagliata magari non rivolta a noi ma al nostro amico o alla nostra amica; ridere, innamorarsi, arrabbiarsi. Vorremmo il nostro posto dove semplicemente vivere, insomma. Siamo saggi e capiamo che non è possibile, per ora. A tutto ciò che continuiamo a fare manca però l’energia della fisicità, la forza della concretezza, ma anche la linfa della separazione, quella libertà di staccarci da voi, almeno per qualche ora, quando dovremmo essere in un’aula, magari fredda e disadorna, anziché nella nostra confortevole cameretta, lontani dalla vostra vista, non certo dal vostro cuore.

Siamo molto più forti di quanto voi possiate immaginare e non dovete temere di lasciarci andare. Per Natale vi chiediamo di lasciarci liberi di crescere, di sbagliare, di cadere anche, sapremo rialzarci da soli. Non parlate al nostro posto, abbiamo voce sufficiente. Siateci vicini, ma non soffocateci con il vostro affetto. Per crescere dobbiamo camminare da soli, assieme ai nostri amici”.

Cari genitori, forse non siete Babbo Natale, ma credetemi, verifico tutti i giorni nelle vostre parole quanto sia necessaria questa progressiva conquista di uno spazio libero da parte dei ragazzi, ma anche degli insegnanti, troppo spesso “controparte” solo perché differenti da come li vorremmo o da come li abbiamo idealizzati. Persone prima che insegnanti, anche loro in difficoltà e talvolta in difetto, certo, ma davvero nella necessità di poter lavorare serenamente, in sicurezza, di poter trovare quell’equilibrio tra competenza e compassione che è il cuore del loro mestiere.

Auguri a tutti e che il 2021 ci permetta di salutarci senza essere davanti a uno schermo.

Affettuosamente, Alberta Angelini.

SO-STARE CON I GIOVANI (videoconferenza)

“SO-STARE CON I GIOVANI” – LA SCUOLA AL TEMPO DEL COVID – DIALOGO CON LE FAMIGLIE


Videoconferenza con la Dott.ssa Giulia Rossetto, psicologa e psicoterapeuta.

Mercoledì, 09 Dicembre 2020
17h30 – 19h30

Per partecipare alle videoconferenze fare click sul seguente link (nelle ore indicate):
https://zoom.us/j/4063892650?pwd=T1ZhZmlsOUtPTklFOEI1VmtmNVdTQT09

Se il link non dovesse funzionare, copiare l’intera riga nella barra degli indirizzi di un browser.

La partecipazione è gratuita e senza preiscrizione.

Organizzato da: Assoc. SASFAL-CGIL e Assoc. PROTEO

Fonte:
https://www.sasfal-cgil.it/

La scuola al tempo del Covid

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