Attività e presentazione del Comitato Genitori del Liceo Scientifico Statale "Enrico Fermi" di Padova

Autore: Patrizia Anconetani

DAD, punti di vista

Foto di Julia M. Cameron

C’è un grande fermento in questa fase. Si sentono la stanchezza per un periodo lungo di difficoltà, precarietà, mancanza di reale prospettiva, un serpeggiante senso di impotenza nel subire direttive, chiusure, protocolli e nel contempo scoprire dai telegiornali che gli esiti sono inferiori al sacrificio.

La rabbia monta, parte il confronto fattivo, le istanze di territori diversi si scoprono convergenti. Le parti in causa diventano attive, quasi in fibrillazione; studenti in primis che si fanno riprendere a fare DAD fuori dalla scuola, seduti a terra e con il computer sulle gambe, genitori che vedono la demotivazione invadere le lunghe ore di didattica a distanza in cui la nuova lotta è convincere un figlio a presentarsi avanti allo schermo come se fosse a scuola e non appena uscito da un pigiama-party, dirigenti, docenti e personale ATA che si affannano a trovare soluzioni efficaci in tempi sempre più stretti e con un approccio multitasking in cui non è scontato venga rilevato lo sforzo da fuori, le istituzioni del territorio che dialogano, il piano per i trasporti, supporto alle iniziative di sensibilizzazione degli studenti alla diffusione di comportamenti virtuosi.

L’obiettivo è chiaro, arrivare al governo, là dove si prendono decisioni importanti, la gestione dei fondi e le priorità sugli interventi. Aldilà della propaganda e del pour parler, da questo periodo grigio cerchiamo di tirare fuori un modo nuovo di vedere la scuola, traendo ispirazione dalle scelte di paesi vicini, un po’ più orientati a dare fiducia ai giovani che di questo futuro saranno i protagonisti e non sempre alla carretta a subire le decisioni un tanto al chilo tanto… comunque vada, va sempre bene.

Questa onda di nuova energia è pervasiva, per fortuna, e per scelta. I comitati genitori si attivano, i consigli d’istituto di scuole diverse trovano momenti di confronto e scambio, si raccordano, le reti diventano efficaci strumenti di confronto, il dialogo con le istituzioni si fa serrato. 

I nodi vengono alla luce e si cercano assieme ipotesi di soluzione. La modalità on line si rivela un buon strumento per riunioni che mettano tante istanze a confronto, la condivisione di documenti ne snellisce la correzione e l’integrazione. Paradossalmente le distanze si raccorciano, ti trovi in riunione con assessori e con il presidente della Provincia che con disponibilità e non scontata sensibilità, presenta un piano di ampliamento dei trasporti per consentire agli studenti delle superiori di tornare in presenza, ipotesi A e ipotesi B.

Alcuni genitori scrivono il loro pensiero; una lettera più delle altre, quella di Davide un genitore del Fermi, tocca un po’ tutti gli aspetti, trova consenso, diventa virale nel corso di pochi giorni, riceviamo sul sito del comitato genitori adesioni massicce, molti gli interventi pertinenti, nessuna esagerazione, solo tanta energia positiva per cambiare le cose. Si muove l’interesse dei media, per una corretta veicolazione delle informazioni a un pubblico più ampio di noi, che ne abbiamo condiviso il percorso passo passo. 

Il rischio di manipolazione è dietro l’angolo. Gli hater da tastiera affilano le lame: “mica questi vorranno mandare in presenza tutti i ragazzi con il rischio di far salire il contagio a livelli incontrollabili?”. Chiaro che no, non è questo, va spiegato e lo si fa. Un’onda di cambiamento che procede, sta andando avanti. All’ultimo consiglio d’istituto gli stessi docenti chiedono con curiosità come stia andando. La mia percezione è questa, stiamo remando nella stessa direzione, ci siamo trovati più affini e motivati di quanto accadesse da che io ricordi.

E ora? Ora ci fermiamo un attimo e ragioniamo sullo scenario. Siamo in una fase in cui tutti hanno perle di saggezza da proporre, forse anche io. 

Comici che si improvvisano docenti in DAD per dimostrarne l’inefficienza, uno strumento potente che ha richiesto impegno e disponibilità da parte di docenti e studenti diventa pane per i denti della satira. Non ci sto, davvero no. Non è il migliore dei mondi possibili e su questo siamo tutti d’accordo, ma la DAD a partire dal febbraio 2020 dell’instabilità totale, della mancanza di attrezzature e di formazione, della difficoltà a raggiungere tutti, secondo scelte nuove da fare e percorsi da trovare, è stata la ciambella di salvataggio per gli studenti, l’unica strada percorribile in fasi di lockdown per portare avanti insegnamento e apprendimento strutturati. Continua a esserlo oggi, rosso, arancione o giallo che sia il territorio, esclusiva o integrata. Lo è stata anche quando in settembre si è ripartiti dopo un’estate a misurare distanze e potenziare connessioni, delimitare varchi. Il nostro liceo è riuscito a tenere quasi inesistente il contagio, con la scelta di una modalità al 50% che oggi viene richiesta anche alle altre scuole; certo non poteva fare contenti tutti, ma era ragionevole e a lungo pensata.

 Abbiamo dialogato con docenti, condiviso problemi e strategie con il team digitale, ipotizzato spazi virtuali aggiuntivi per potenziare i contatti tra studenti al di fuori delle ore di lezione. Attraverso il direttivo si è creata la rete, organizzando riunioni con i rappresentanti di tutte le classi e forse era la prima volta che si arrivava a tali numeri, a un tale livello di condivisione. Nella didattica qualcuno ha raggiunto l’obiettivo ed è riuscito a catturare gli studenti, qualcuno meno, ma si è arrivati anche in questo caso a una possibilità di confronto allargato che prima non c’era. 

E i nostri figli? Possiamo scegliere strade diverse per condividere con loro ciò che sta accadendo, indulgendo al vittimismo o, aldilà dell’evidente difficoltà e fragilità che questo mondo nuovo sta producendo in alcuni, valorizzare le capacità di adattamento con un approccio quasi evolutivo, ricerca di soluzioni nuove, stili di apprendimento resi necessari, scuola capovolta, attivazione di risorse, competenza.

Si, competenza, perché in questo caos tutti, studenti, docenti, lavoratori, abbiamo guadagnato un incremento in termini di uso della tecnologia, con una velocità che mai avremmo pensato. Per gli studenti imparare a stare in tempi diversi con recuperi diversi, a sostenere verifiche diversamente da quando sinora sperimentato. Per qualcuno si è anche ridotto il livello di stress, la tensione per il confronto e la performance. 

Ora vediamo cosa succederà, nel cambiamento, mantenendo alto il livello di attenzione e di partecipazione. I nostri figli non hanno perso in modo irreversibile un pezzo di vita, hanno dovuto capire cose, accettare situazioni, si cresce anche con quello, forse di più. Avranno il tempo per recuperare e la motivazione per farlo, perché ora sanno quello che si può perdere.

Patrizia Anconetani

Il diritto di essere fragili

Adolescenti oggi, a un passo dalla maggiore età camminando sull’acqua, nessun riferimento certo. Privati di quegli spazi necessari di socialità, musica in presenza, sport e condiviso riposo, chiacchiere e programmi. Da ogni parte notizie che generano ansia, che si rincorrono contraddicendosi, stretti tra regole e protocolli, nascosti dietro mascherine da tenere su e mani da disinfettare. In tutto questo la scuola è la finestra vera e unica sul futuro, quelle poche certezze dovrebbero essere lì, i compagni di classe degli anni passati e di quelli a venire, gli insegnanti in cattedra o nello schermo del PC. 

Allora cosa non sta davvero funzionando? Non è solo un problema di connessioni, il grande lavoro fatto per risolvere i problemi tecnici è fondamentale, consente il contatto, la pratica didattica, in presenza e a distanza. Ma la connessione da potenziare oggi con ancor maggiore energia è quella umana, la comprensione di chi si ha davanti, o la voglia di dedicare tempo, al di là della performance, a capire sguardi e difficoltà dietro le mascherine o i monitor spenti.

Nella generale irrequietezza sono i più fragili, quelli non avvezzi a darsi valore, a perdere stimoli. Educazione civica non è una materia buttata lì per riempire un vuoto tra i curricoli, per fare contento qualcuno. È l’altra finestra sul mondo che fa delle persone strumenti di cambiamento, consapevolezza, che traduce le competenze skills in comportamenti agiti, negli obiettivi dell’Agenda 2030. Prendiamo gli obiettivi 3 e 4, Salute e benessere si integra pienamente con Educazione di qualità. Se io non sto bene, non mi sento riconosciuto nel mio ruolo e nelle mie potenzialità, non riuscirò a tirare fuori il meglio di me e se invece ci riesco e ho un rendimento invidiabile, non è detto che stia così bene nel mio corpo e nei miei pensieri. Parliamo di psicologia spicciola, ma anche di qualcosa, la valutazione formativa, che è necessaria, oltre che auspicabile, per creare cittadini responsabili. Il diritto di sbagliare e la possibilità di recuperare, il diritto di essere riconoscibile per la ricchezza che porto a scuola o fuori, qualunque essa sia sul piano dell’apprendimento.

Il diritto di essere fragili ma soprattutto quello di non essere resi fragili dagli altri e dalle situazioni. Il dovere di rendere forti e consapevoli gli alunni in un momento in cui fuori tutto traballa. 

Ho avuto modo di prendere in mano ed elaborare i dati relativi ai questionari somministrati sulla DAD, in particolare gli aspetti relativi agli stati d’animo che la situazione indotta dal Covid-19 ha generato durante il lockdown e successive restrizioni, inclusa la DAD. Ora siamo di nuovo in situazione critica. Lo siamo di più perché ne conosciamo le conseguenze, sul piano didattico, sociale ed emotivo.

Emergevano chiaramente le difficoltà degli studenti e delle studentesse; sul piano fisico, l’esposizione a tratti alienante al mondo virtuale induceva cefalea, affaticamento generalizzato, bruciore agli occhi, sul piano emotivo insonnia, ansia, depressione, demotivazione. Non si esce a correre e fare sport, ci si piazza avanti a Netflix a vedere serie in inglese, quindi è un po’ come farlo a scuola. 

Ma stavamo per uscire dal tunnel, tutti ce lo gridavano in ogni modo, ce l’avremmo fatta e presto saremmo tornati alla vita di prima. 

Invece no. 

A scuola non si va più, lezione da casa, chissà per quanto. I contagi salgono e si comincia più o meno tutti a conoscere qualcuno malato, a vivere sulla propria pelle il pericolo reale di caderci dentro. Uscire con gli amici e divertirsi un po’ a condividere. No, neanche quello, ma ci si può parlare da video. 

Ancora…

Le richieste dalla scuola sono alte, a volte la stanchezza e la disillusione lo sono di più. Tutto molto difficile, certo non per tutti, ognuno ha un film da vedere ma come si può pensare che vada tutto bene? È davvero ciò che serve in questo momento? Oppure il problem solving attraversa più strade? Non è la soluzione di un’equazione ma la strada per portare un po’ tutti, secondo le proprie capacità, a padroneggiare procedimenti e lavorare sulla motivazione, sull’autostima e sulla consapevolezza di sé; attivare iniziative di valorizzazione concreta, affiancamento nel superare ostacoli, accoglienza delle criticità come momenti di crescita per tutta la classe, potenziare agganci con il sociale in cui far germogliare e crescere la positività e il coraggio in chi si sta perdendo per strada. 
Grazie a chi lo fa, a chi cerca soluzioni per tutti, a chi va al di là degli stereotipi, a chi vede la ricchezza anche se per arrivarci bisogna un po’ scavare. Grazie a chi ora lavora per ricordare a noi stessi e agli studenti che siamo molto di più di quello che non riusciamo a fare e ci meritiamo più possibilità e motivazione che attestazione di fallimenti senza possibilità di risalita. Ora più che mai, nel mondo reale.

Patrizia Anconetani

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