Comitato Genitori Liceo Fermi Padova

Attività e presentazione del Comitato Genitori del Liceo Scientifico Statale "Enrico Fermi" di Padova

Nuove linee di autobus per il rientro a scuola

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In vista del rientro a scuola per gli studenti delle superiori dal 1° febbraio, in un tavolo tecnico organizzato dal prefetto Renato Franceschelli, sono state definite le modalità e le linee guida per organizzare i trasporti in città e nella provincia di Padova

A Padova sono state previste 184 corse in più (94 al sabato) grazie all’utilizzo di ulteriori 100 autobus recuperati anche tra i privati che porterà a un aumento di 5.400 posti a disposizione degli utenti. La capienza degli autobus viene mantenuta al 50% per garantire un corretto distanziamento.

Anche in provincia ci sarà un potenziamento dei trasporti con un aumento di 133 corse (50 al sabato). 

All’offerta maggiorata dei trasporti si aggiunge anche lo sdoppiamento di alcune fermate, di solito affollate in quanto interessano determinati istituti scolastici, e la presenza di una sessantina di stewart alle fermate. Sono tutti accorgimenti voluti per evitare il più possibile assembramenti alle fermate e per regolare l’afflusso e il deflusso dai mezzi. 

È possibile verificare tutti questi interventi, comprese nuove linee e orari, nella pagina della Provincia di PadovaScuole superiori: pronti… via! Ecco le nuove corse e le regole da seguire per viaggiare sicuri”.

All’elenco delle variazioni di orari e di mezzi di trasporto si aggiunge anche un video tutorial rivolto ai ragazzi in vengono presentati i comportamenti corretti da tenere prima e durante il trasporto sui mezzi pubblici. 

Aggiornamenti tecnologici al Liceo Fermi

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Foto di Polina Zimmerman

Il team digitale del Liceo Fermi ha reso noti gli aggiornamenti che ci sono stati al liceo in questi mesi. Come avevamo precedentemente anticipato con Nuovi computer e nuova linea internet al Liceo erano stati stanziati dei fondi dal Ministero per l’aggiornamento dei sistemi informatici per permettere la didattica a distanza.

Il primo problema era di aggiornare la linea internet che deve consentire il collegamento di 42 classi per la DAD nel caso in cui, come è successo a inizio anno scolastico, parte delle classi si trovi a casa e parte a scuola. Per compensare eventuali perdite di segnale del cavo, la cui linea interna alla scuola è molto lunga, devono essere installati anche degli hot spot in ogni aula. Andavano poi sostituiti i vecchi computer risalenti al 2013 i cosiddetti “panzer” che non reggevano una connessione video e audio efficace. Entrambe gli interventi sono stati effettuati, a settembre la linea internet era già attiva, i computer sono stati installati in seguito e ora tutte le aule sono collegate. 

La scuola ha acquistato altri computer e tablet che sono stati messi a disposizione di famiglie che ne manifestassero la necessità durante la DAD. Discorso a parte invece per quanto riguarda i supporti che reggono le webcam. Usare un supporto è utile per poter spostare la webcam, che altrimenti sarebbe fissa, e poter inquadrare una zona specifica, ad esempio la lavagna. Nessuno dei fornitori scelti dal Ministero, a cui obbligatoriamente la scuola si deve rivolgere per gli acquisti, aveva a disposizione un supporto di questo tipo. Individuati i modelli adatti, numerose classi hanno provveduto in proprio attraverso una colletta interna a fornirsi di questa attrezzatura.

Di seguito riportiamo nel dettaglio gli interventi:

Finanziamento Pon Smart Class
5 Pc fissi Lenovo, 5 portatili Lenovo, 2 sistemi Vivitek, Novopro, per didattica Byod, 35 webcam con microfono full hd.

Acquisto dispositivi informatici Dad, emergenza Covid
17 Pc workstation, 17 monitor tft led, 3 monitor interattivi (presidenza, aula disegno, aula multimediale).

Finanziamento per studenti, emergenza Covid
12 Chromebook Lenovo, 7 webcam full hd.

Finanziamento Covid (marzo 2020)
Dispositivi per Dad: 15 tavolette grafiche, materiale d’uso, connettori, adattatori, 10 notebook, formazione insegnanti

Nuova rete Wi-Fi (novembre 2021)
42 access point, configurazione software, nuove linee di connettività ed alimentazione.

Nuova rete Ethernet con contratto fibra FTTC 200 Mbps Tim (novembre 2020-marzo 2021)
Spostamento modem e riconfigurazione dei collegamenti. 

Per giungere a questo risultato c’è stato un forte impegno del team digitale, in collaborazione con la segreteria amministrativa e l’ufficio acquisti, che ha individuato le opere necessarie per il riammodernamento. Sono state necessarie numerose ore di lavoro per le ricerche di mercato, la richiesta di preventivi, le operazioni contabili per giungere infine all’installazione e al collaudo dei materiali. 

Ora il liceo è pronto per riaccogliere nuovamente gli studenti, sperando che una graduale diminuzione della diffusione del virus consenta il ritorno in sicurezza di studenti e professori in classe.

Memoria, tra passato e futuro

Campo di Lipa, foto di Mattia Donati, Comunità di Sant’Egidio. Tutti i diritti riservati

Il primo novembre del 2005 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha sancito che il 27 gennaio diventasse il Giorno della Memoria. Lo ha fatto per aiutarci a ricordare una delle pagine più tragiche e orribili della storia dell’uomo avvenuta nel secolo scorso: la Shoah, lo sterminio di milioni di ebrei. Tutto questo nasce dalla convinzione che ricordare, anche a distanza di tanti anni, ci aiuta a non ripetere gli errori del passato, ci garantisce un futuro migliore. L’Italia aveva deciso di istituire questa giornata già nel 2000. Forse con un po’ di orgoglio possiamo dire di avere una memoria migliore?  

Sicuramente non tutti abbiamo la stessa memoria, ce ne accorgiamo bene da studenti. Chi ha buona memoria sembra far meno fatica. Ma non si tratta solo di una dote naturale, anche esercitare la memoria dà buoni risultati. Lo studio e l’impegno, così come per uno sportivo o per un musicista l’allenamento e l’esercizio costante, alla lunga ripagano. E tutto questo bagaglio rimane per sempre con noi, diventa parte di noi. 

Sono appena rientrata dalla Bosnia-Erzegovina, dove con alcuni amici della Comunità di Sant’Egidio, abbiamo voluto recarci per fare una visita ai tanti profughi di passaggio in quel paese o in alcuni casi bloccati lì da molto tempo, a volte anni. Accade dal 2018, da quando il percorso per arrivare in Europa non può più avvenire attraverso l’Ungheria, dove nel 2015 è stato costruito un muro lungo il confine con la Serbia per impedire il passaggio dei migranti che percorrono la cosiddetta rotta balcanica. Sono diverse migliaia di persone che vivono in condizioni difficili, aggravate da un inverno rigido. Alcuni sono ospitati in campi molto affollati, in condizioni igienico-sanitarie molto precarie, altri sono sistemati in edifici e case abbandonate o in ripari improvvisati nei boschi.

Campo di Lipa, foto di Mattia Donati, Comunità di Sant’Egidio. Tutti i diritti riservati

Abbiamo fatto un viaggio davvero breve , circa sei ore di macchina. Non si può dire lo stesso per loro, alcuni sono in viaggio da anni dopo essere partiti dall’Afghanistan, dal Pakistan, dal Bangladesh, dalla Siria, dall’Iran, dall’Iraq e da altri paesi. 

Quello che ho visto e ascoltato è già parte della mia memoria, una memoria personale, che spero diventi memoria collettiva attraverso i racconti e le foto.

Campo di Bihac, foto di Mattia Donati, Comunità di Sant’Egidio. Tutti i diritti riservati

Mi sono chiesta davanti a questi volti, molti dei quali giovani, giovanissimi, la stessa età dei miei figli e di tanti ragazze e ragazze che frequentano (oggi un po’ a distanza) le scuole superiori: perché i fenomeni migratori obbligati, le guerre, le ingiustizie generate dalla povertà o dai cambiamenti climatici, la mancanza di prospettive non sembrano avere mai fine per milioni di persone? Forse oggi è addirittura peggio di trent’anni fa, quando ero io una liceale. O forse allora non avevo memoria di tante situazioni? La risposta non è facile da trovare. Di sicuro sappiamo che chi non è ricordato da nessuno tende a morire, a svanire dagli orizzonti della storia. Al contrario l’essere ricordati e amati fa vivere.

Campo di Bihac, foto di Mattia Donati, Comunità di Sant’Egidio. Tutti i diritti riservati

Lo si vede chiaramente con i bambini, con i giovani, ma anche con gli anziani che oggi ancora più isolati dalla pandemia si lasciano morire. In uno dei suoi romanzi Isabelle Allende fa dire ad una madre morente: “La morte non esiste, figlia. La gente muore solo quando viene dimenticata”.

Alzare lo sguardo, conoscere la storia di ieri e di oggi, lasciare che diventi memoria è scegliere per la vita e non per la morte e l’oblio. Se facciamo vivere ogni giorno chi  è accanto a noi dandogli valore e ricordandoci di lei o di lui, allo stesso modo possiamo tenere in vita popoli interi. 

Campo di Miral, foto di Mattia Donati, Comunità di Sant’Egidio. Tutti i diritti riservati

In Bosnia ho conosciuto Niki, Laki, Quadradola. Mi hanno parlato dei paesi da cui provengono, dei loro desideri, del sogno di una vita in cui essere liberi, in cui poter terminare gli studi o trovare un lavoro. Mi hanno raccontato affranti di come al confine croato vengano respinti più e più volte con la violenza, per impedirgli di entrare in Europa, la patria dei diritti umani e dei valori universali. “The game” lo chiamano, si vince o si perde. Tentare di passare il confine e di eludere il controllo della polizia è un gioco pericoloso e crudele che continuano a tentare animati da una grande speranza. Desidero imparare questi nomi, questi volti, questi sorrisi, queste storie un po’ a memoria, così come ricordo certe poesie imparate a scuola da bambina. Non per farne un vanto, non per dire a me stessa “Meno male che hai ancora una buona memoria!”. Lo desidero perché non voglio farli morire, desidero che vivano a lungo, il più a lungo possibile. Questo ci hanno chiesto: quando andrete via, non dimenticateci!

Ricordare, e farlo in tanti, è la risposta a tanto dolore, ricordare è mettere un freno a chi nega questi fatti perché non li ha mai conosciuti o perché cede alla paura. Ricordare smuove le correnti della storia, ci aiuta a scegliere per la vita. Ricordare ci aiuta a restare umani. 

Nicoletta Ariani

DAD, punti di vista

Foto di Julia M. Cameron

C’è un grande fermento in questa fase. Si sentono la stanchezza per un periodo lungo di difficoltà, precarietà, mancanza di reale prospettiva, un serpeggiante senso di impotenza nel subire direttive, chiusure, protocolli e nel contempo scoprire dai telegiornali che gli esiti sono inferiori al sacrificio.

La rabbia monta, parte il confronto fattivo, le istanze di territori diversi si scoprono convergenti. Le parti in causa diventano attive, quasi in fibrillazione; studenti in primis che si fanno riprendere a fare DAD fuori dalla scuola, seduti a terra e con il computer sulle gambe, genitori che vedono la demotivazione invadere le lunghe ore di didattica a distanza in cui la nuova lotta è convincere un figlio a presentarsi avanti allo schermo come se fosse a scuola e non appena uscito da un pigiama-party, dirigenti, docenti e personale ATA che si affannano a trovare soluzioni efficaci in tempi sempre più stretti e con un approccio multitasking in cui non è scontato venga rilevato lo sforzo da fuori, le istituzioni del territorio che dialogano, il piano per i trasporti, supporto alle iniziative di sensibilizzazione degli studenti alla diffusione di comportamenti virtuosi.

L’obiettivo è chiaro, arrivare al governo, là dove si prendono decisioni importanti, la gestione dei fondi e le priorità sugli interventi. Aldilà della propaganda e del pour parler, da questo periodo grigio cerchiamo di tirare fuori un modo nuovo di vedere la scuola, traendo ispirazione dalle scelte di paesi vicini, un po’ più orientati a dare fiducia ai giovani che di questo futuro saranno i protagonisti e non sempre alla carretta a subire le decisioni un tanto al chilo tanto… comunque vada, va sempre bene.

Questa onda di nuova energia è pervasiva, per fortuna, e per scelta. I comitati genitori si attivano, i consigli d’istituto di scuole diverse trovano momenti di confronto e scambio, si raccordano, le reti diventano efficaci strumenti di confronto, il dialogo con le istituzioni si fa serrato. 

I nodi vengono alla luce e si cercano assieme ipotesi di soluzione. La modalità on line si rivela un buon strumento per riunioni che mettano tante istanze a confronto, la condivisione di documenti ne snellisce la correzione e l’integrazione. Paradossalmente le distanze si raccorciano, ti trovi in riunione con assessori e con il presidente della Provincia che con disponibilità e non scontata sensibilità, presenta un piano di ampliamento dei trasporti per consentire agli studenti delle superiori di tornare in presenza, ipotesi A e ipotesi B.

Alcuni genitori scrivono il loro pensiero; una lettera più delle altre, quella di Davide un genitore del Fermi, tocca un po’ tutti gli aspetti, trova consenso, diventa virale nel corso di pochi giorni, riceviamo sul sito del comitato genitori adesioni massicce, molti gli interventi pertinenti, nessuna esagerazione, solo tanta energia positiva per cambiare le cose. Si muove l’interesse dei media, per una corretta veicolazione delle informazioni a un pubblico più ampio di noi, che ne abbiamo condiviso il percorso passo passo. 

Il rischio di manipolazione è dietro l’angolo. Gli hater da tastiera affilano le lame: “mica questi vorranno mandare in presenza tutti i ragazzi con il rischio di far salire il contagio a livelli incontrollabili?”. Chiaro che no, non è questo, va spiegato e lo si fa. Un’onda di cambiamento che procede, sta andando avanti. All’ultimo consiglio d’istituto gli stessi docenti chiedono con curiosità come stia andando. La mia percezione è questa, stiamo remando nella stessa direzione, ci siamo trovati più affini e motivati di quanto accadesse da che io ricordi.

E ora? Ora ci fermiamo un attimo e ragioniamo sullo scenario. Siamo in una fase in cui tutti hanno perle di saggezza da proporre, forse anche io. 

Comici che si improvvisano docenti in DAD per dimostrarne l’inefficienza, uno strumento potente che ha richiesto impegno e disponibilità da parte di docenti e studenti diventa pane per i denti della satira. Non ci sto, davvero no. Non è il migliore dei mondi possibili e su questo siamo tutti d’accordo, ma la DAD a partire dal febbraio 2020 dell’instabilità totale, della mancanza di attrezzature e di formazione, della difficoltà a raggiungere tutti, secondo scelte nuove da fare e percorsi da trovare, è stata la ciambella di salvataggio per gli studenti, l’unica strada percorribile in fasi di lockdown per portare avanti insegnamento e apprendimento strutturati. Continua a esserlo oggi, rosso, arancione o giallo che sia il territorio, esclusiva o integrata. Lo è stata anche quando in settembre si è ripartiti dopo un’estate a misurare distanze e potenziare connessioni, delimitare varchi. Il nostro liceo è riuscito a tenere quasi inesistente il contagio, con la scelta di una modalità al 50% che oggi viene richiesta anche alle altre scuole; certo non poteva fare contenti tutti, ma era ragionevole e a lungo pensata.

 Abbiamo dialogato con docenti, condiviso problemi e strategie con il team digitale, ipotizzato spazi virtuali aggiuntivi per potenziare i contatti tra studenti al di fuori delle ore di lezione. Attraverso il direttivo si è creata la rete, organizzando riunioni con i rappresentanti di tutte le classi e forse era la prima volta che si arrivava a tali numeri, a un tale livello di condivisione. Nella didattica qualcuno ha raggiunto l’obiettivo ed è riuscito a catturare gli studenti, qualcuno meno, ma si è arrivati anche in questo caso a una possibilità di confronto allargato che prima non c’era. 

E i nostri figli? Possiamo scegliere strade diverse per condividere con loro ciò che sta accadendo, indulgendo al vittimismo o, aldilà dell’evidente difficoltà e fragilità che questo mondo nuovo sta producendo in alcuni, valorizzare le capacità di adattamento con un approccio quasi evolutivo, ricerca di soluzioni nuove, stili di apprendimento resi necessari, scuola capovolta, attivazione di risorse, competenza.

Si, competenza, perché in questo caos tutti, studenti, docenti, lavoratori, abbiamo guadagnato un incremento in termini di uso della tecnologia, con una velocità che mai avremmo pensato. Per gli studenti imparare a stare in tempi diversi con recuperi diversi, a sostenere verifiche diversamente da quando sinora sperimentato. Per qualcuno si è anche ridotto il livello di stress, la tensione per il confronto e la performance. 

Ora vediamo cosa succederà, nel cambiamento, mantenendo alto il livello di attenzione e di partecipazione. I nostri figli non hanno perso in modo irreversibile un pezzo di vita, hanno dovuto capire cose, accettare situazioni, si cresce anche con quello, forse di più. Avranno il tempo per recuperare e la motivazione per farlo, perché ora sanno quello che si può perdere.

Patrizia Anconetani

La lettera aperta e le firme di adesione inviate alla Regione del Veneto

3.110 adesioni alla lettera aperta sono state consegnate alla Regione del Veneto
Foto di Andrea Piacquadio, Pexels

Tremilacentodieci sono le adesioni arrivate fino a mercoledì 13 gennaio per sostenere la lettera aperta, Prima la salute ma subito dopo la scuola, che abbiamo pubblicato sul nostro sito. I firmatari sono genitori da tutto il Veneto a cui si sono aggiunti numerosi componenti di organi scolastici, Comitati Genitori e Consigli di Istituto.

Ringraziamo ancora una volta tutti i sottoscrittori per la grande partecipazione a questa iniziativa a sostegno della considerazione che “la scuola e la formazione dei nostri figli siano la priorità e non invece una delle ultime ruote del carro”. 

La lettera aperta, unita alle 3.110 firme di adesione, è stata quindi fatta pervenire alla Regione del Veneto e al Presidente Luca Zaia. Nel frattempo, continuano ad arrivare altre adesioni di genitori che, specificando nome e cognome e scuola frequentata dal figlio o dalla figlia, intendono promuovere l’appello.

“Stiamo come appassendo”

Foto di Thomas Park

Abbiamo ricevuto la mail di uno studente liceale in cui esprime la frustrazione e l’impotenza che provano molti ragazzi della scuola superiore. E poiché abbiamo sentito nelle parole di Federico una passione e un desiderio di vivere la scuola come parte fondamentale dell’età che sta attraversando, abbiamo deciso di pubblicarla.  

“Sono Federico e studio in un liceo della provincia di Verona. Non ho proposte, ho tanta voglia di tornare in presenza perché sento che noi studenti stiamo male, stiamo come appassendo, non sento più quella motivazione che avevo prima quando mi alzavo dal letto la mattina. Capisco le ragioni del Presidente siano per un bene fisico della società ma non capisco perché nonostante sia stato sciolto il problema del trasporto (così Zaia afferma) e le scuole abbiano comprato banchi nuovi e diviso intere classi, non si possa ancora tornare. Penso che questo “vantaggio” fisico poi sarà un grandissimo svantaggio sociale tra noi giovani, come stanno dicendo i dati stessi raccolti da numerosi psicologi. 

Mi ha colpito molto il titolo di un articolo che diceva: Zaia posticipa la riapertura, lo dice la scienza. Io che studio allo scientifico, ne capisco di scienza, ma sono contro questa assolutizzazione che si sta facendo, sembra di essere nel Settecento Illuminista, anche le scienze umane sono riconosciute come scienze ma non capisco perché di queste non se ne faccia mai uso. D’altronde percepisco anche che nella scuola non circolino soldi e quindi, come avete scritto voi nella lettera, ci si preoccupa di più ad aprire le piste da sci. 

Posso anche in parte capire questa scelta in quanto ancora molti giovani non abbiano capito di tenere la mascherina tra non conviventi e assumano comportamenti inadeguati. Sono preoccupato più per la situazione sociale tra i giovani e gli effetti collaterali di questo isolamento obbligato, quindi per questo sono fortemente convinto che il rientro sia di estrema necessità, anche al 50%, tanto da ricevere quella forza e quella speranza per ritornare a vivere una vita normale.

Sentiti i rappresentanti d’istituto mi rispondono dicendo che non spetta agli studenti decidere e i miei compagni mi dicono che ogni proposta (firme, lettere al Presidente) non avrebbero alcun riscontro pratico. Tutti rimangono passivi e abbandonano la speranza di poter fare sul serio qualcosa di concreto. Io credo che col dialogo e con la raccolta di un gran numero di consensi si possa fare qualcosa, anche ricevere un fermo NO dal Presidente Zaia, ma almeno ci abbiamo provato.

Arrivederci, grazie per l’ascolto

Federico”

Numerose adesioni alla lettera aperta

La lettera aperta Prima la salute, ma subito dopo la scuola, pubblicata giovedì scorso e ripresa dai principali organi di stampa, da testate online e da notiziari televisivi, è stata diffusa tra i genitori e negli istituti scolastici di tutte le province del Veneto. 

A oggi hanno aderito oltre 2600 genitori di studenti che frequentano 175 istituti superiori in tutto il Veneto.

Ringraziamo tutti quelli che hanno aderito e aderiranno specificando nome e cognome e scuola di appartenenza del figlio o della figlia.

Hanno aderito anche i seguenti componenti di organi scolastici: Direttivo del Comitato genitori del Liceo Fermi di Padova (promotore); Presidente del Consiglio di Istituto e Rappresentante dei genitori nel Consiglio di Istituto del Liceo Marchesi di Padova, Valentina Dossi e Anita Boschetto; Presidente del Consiglio di Istituto e Presidente del Comitato dei genitori dell’Istituto Scalcerle di Padova, Loretta Pasquato e Marco Masanello; Presidente del Consiglio di Istituto del Liceo Artistico Selvatico di Padova, Daniele Renier e Vicepresidente Tiziana Sorgato e Rappresentante dei genitori nel Consiglio di Istituto Gianni Forzan; Presidente del Consiglio di Istituto del Liceo Ferrari di Este, Monica Mazzucco; Rappresentante dei genitori nel Consiglio di Istituto dell’Istituto Tecnico Kennedy di Monselice, Silvia Barillari; Rappresentante dei genitori nel Consiglio di Istituto del Liceo Bruni di Ponte di Brenta, Roberta Doria; Presidente del Comitato dei genitori dell’I.T.I. Severi di Padova, Ruggero Toniolo; Rappresentante dei genitori nel Consiglio di Istituto dell’Istituto Comprensivo Roncalli di Quarto d’Altino, Elisa Tripoli; Comitato genitori del Liceo Tito Lucrezio Caro di Cittadella e suo Presidente Fabio Orsenigo; Presidente del Consiglio di Istituto dell’I.C.I. 1 di Vicenza, Alberto Righi; Presidente del Consiglio di Istituto dell’Istituto Carlo Rosselli di Castelfranco Veneto, Sebastiano Pierfrancesco Zappalà; Rappresentanti dei genitori nel Consiglio di Istituto del Liceo Marco Belli di Portogruaro con il suo Presidente Marica Zanotto, Vicepresidente Agnese Campese Vicepresidente e i componenti Elena Sandrin e Angelo Pacucci; Presidente del Consiglio di Istituto Comprensivo di Este Tiziana Sossella; Rappresentante dei genitori nel Consiglio di Istituto dell’Istituto Cattaneo-Mattei, Monica Buson; Associazione dei genitori dei Licei di Valdagno; Comitato genitori ed i genitori del CDI del Liceo Scientifico Galileo Galilei di Verona; Presidente del Consiglio di Istituto dell’IIS Bruno-Franchetti di Mestre, Elisabetta Giuri.

Prima la salute, ma subito dopo la scuola. Lettera aperta

Studenti con mascherina
Foto di Max Fischer, Pexels

Egregio Presidente Luca Zaia,
il momento è drammatico e la comprensione per la difficoltà delle scelte che la politica è chiamata a fare è massima.

Ma all’indomani dell’ultimo provvedimento che conferma la chiusura delle scuole superiori (perché di questo si tratta, essendo la DAD un palliativo che non può soddisfare le esigenze di apprendimento e crescita culturale e umana dei nostri figli adolescenti, nonostante tutta l’inventiva e la buona volontà dei dirigenti scolastici e dei docenti) per noi genitori non è più possibile tacere. Lo dobbiamo ai nostri figli.

I ragazzi delle scuole superiori, oltre 200.000 in Veneto, hanno interrotto il loro percorso nelle aule a febbraio 2020 e non hanno ancora potuto seriamente riprenderlo, a eccezione di poco più di un mese all’inizio di quest’anno scolastico, chi al 75%, chi al 50%, a giorni o settimane alterne.

Dopo un’estate sostanzialmente “normale” che ha visto aperte anche le discoteche, dopo un periodo natalizio in cui si sono legittimamente privilegiate le attività commerciali, ci chiediamo se l’aumento dei contagi possa ancora essere fatto ricadere sulle scuole superiori, precludendo a tutti (didattica in presenza 0%) l’accesso alla scuola e al normale insegnamento, sul presupposto che si teme l’assembramento al di fuori degli istituti scolastici.

Non entriamo nel merito del provvedimento, ma chiediamo a gran voce che la scuola e la formazione dei nostri figli siano la priorità e non invece una delle ultime ruote del carro. Ci domandiamo se sia possibile che nel dibattito pubblico della nostra Regione la crescita di una generazione venga dopo l’apertura delle piste di sci.

Perché si tratta realmente di incidere sulle sorti di una generazione, non solo nel momento attuale che essa vive, ma nelle sue possibilità future: professionali, sociali, ideali. E nella scala di valori che le trasmettiamo.

Crediamo quindi che vadano rimossi tutti i reali ostacoli alla riapertura; le scuole non sono state il principale veicolo di diffusione del virus, anche grazie a tutti i concreti passi fatti per renderle sicure.

Ma soprattutto, è importante venga attuato un piano di graduale ripartenza della didattica in presenza dal 1° febbraio 2021, non prorogabile, anche minimale nelle fasi iniziali, coordinando tutti gli attori in gioco, garantendo come citato nell’ordinanza la rimodulazione degli orari e il potenziamento del trasporto pubblico locale, a evitare che l’oggettiva incertezza dei numeri della pandemia in Veneto comporti ulteriori rinvii.

Se non combattiamo per e con i nostri ragazzi non c’è un futuro a cui la politica e la società possano pensare.

Certi che potrà comprendere tutte le ragioni di questo appello e farsene carico, La salutiamo cordialmente.

Rappresentanti dei genitori e genitori dei ragazzi e delle ragazze delle scuole superiori

Consiglio di Istituto – 13/1/2021

Si informano le famiglie che il Consiglio di Istituto (CdI) è stato convocato per il mercoledì 13/1 prossimo.

Il futuro

Foto Ben Blennerhassett, Unsplash

Più di qualche persona in questi giorni mi ha chiesto perché i genitori della scuola o il Consiglio di Istituto non prendono ufficialmente posizione in merito alla situazione scolastica attuale, alla didattica a distanza, perché non si reclama a gran voce il ritorno a scuola in presenza.

Rispondo a titolo personale, scusandomi se la mia risposta non seguirà un ragionamento organico.

In primo luogo ciò che personalmente colpisce e disorienta in questi mesi non è il silenzio di pochi ma il parlare di molti: tutti i mezzi di comunicazione sono inondati di gente che parla, che esprime pareri, anzi il più delle volte certezze, su questioni di cui nulla sanno e nulla sapevano fino al giorno precedente. Gli abituali frequentatori di facebook non hanno evidentemente mai letto Marco Aurelio che 2000 anni fa sosteneva che: “Il parere di diecimila uomini non ha alcun valore se nessuno di loro sa niente sull’argomento”. 

Il problema ancor più grave è che anche coloro che sanno o dovrebbero sapere, oltre a coloro che pensano di sapere, hanno da mesi messo in scena uno spettacolo penoso, dannoso, fatto di controversie, contraddizioni, superficialità, protagonismi che ha alimentato solo disorientamento e contribuito alla diffusione di convinzioni e comportamenti irresponsabili.

Ormai tanti anni fa, e mi scuseranno gli insegnanti di latino se sbaglio, studiavo a scuola la consecutio temporum. In questo tempo sarebbe necessario avere ben chiara la consecutio disgraziae. L’emergenza che stiamo vivendo, nonostante molti continuino a negarlo, è prima di tutto sanitaria. Non si possono mettere le problematiche sullo stesso piano e non si può negare l’evidenza: disconoscerla è un’offesa grave per tutte le persone che non ce l’hanno fatta e per le tutte le persone che in condizioni estreme, e di questo ne sono diretto testimone, tentano di porre un freno, un argine a una malattia che miete e continua a mietere vittime. È vero che nella maggioranza dei casi, non nella totalità, le vittime sono già per loro conto fragili se non altro per età, ma questo cosa vuol dire? La civiltà di una società credo debba essere valutata dal livello di protezione che sa offrire alle persone più deboli, non certo a quelle più forti, così come credo il livello di una scuola si misuri sulla cura e sull’attenzione che sa riversare su chi è maggiormente in difficoltà, senza nulla togliere a chi è già bravo di suo che, paradossalmente, avrebbe meno bisogno della scuola.

Premesso quindi, anche se non è assolutamente accettato da tutti, che l’aspetto sanitario ha la priorità perché è il principio e l’origine di ogni emergenza, dopo cosa viene? A cosa è stata data priorità in questi mesi, soprattutto negli ultimi?

Non è semplice rispondere a questa domanda perché ovviamente e legittimamente per ogni categoria la priorità è la propria. Si è cercato di salvare un po’ tutto inventandosi anche ardite soluzioni cromatiche distinguendo giorni festivi e prefestivi da quelli feriali, variazioni pomeridiane, coprifuochi notturni e altre fantasiose e localistiche soluzioni quasi proiettando sul virus una capacità logica e di discernimento che non gli appartiene.

E la scuola? 

Come tutti sanno le scuole hanno fatto sforzi enormi, anche grazie a sostanziosi finanziamenti, per adeguarsi e rendere gli ambienti non dico sicuri, perché la sicurezza non esiste, ma a rischio contenuto. Ora, pare che le superiori riaprano se il livello del contagio scenderà almeno entro quei limiti che possono garantire l’efficacia del tracciamento in caso di positività. 

È una scelta che personalmente condivido perché quando è in ballo la salute degli altri non si può ragionare a prescindere. È giusto che la scuola possa aprire quando le condizioni lo permetteranno. 

Il problema è che se non cambiamo orizzonte le condizioni non lo permetteranno mai. Se non si fa nulla di concreto se tutto rimane aperto tranne la scuola, tanto che i ragazzi possono trovarsi al bar ma non in classe, le condizioni per tornarci non le avremo ancora per mesi e questo davvero non possiamo permettercelo. Non possono permetterselo soprattutto i ragazzi cui il virus, ma anche l’ordine delle nostre priorità, sta rubando presente e futuro, non può permetterselo la società in generale perché questo si sarebbe un debito, quello formativo, difficile, anzi impossibile da recuperare.

Chiudere la scuola a differenza di altri provvedimenti, non ha un costo economico immediato, la chiusura non richiede e reclama ristori.

Bisogna decidere se valga la pena o meno scommettere sul futuro. Per noi sì.

Antonio Busato

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